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Una moderna classicità
di Antonio Gasbarrini

Anello di congiunzione tra la terra degli umani ed il cielo degli dei, le nuvole hanno sempre stupito l'immaginario individuale e collettivo per la precarietà delle loro forme, per le trasparenze dei mutevoli colori, per il dinamismo del loro instancabile venire ed andare. I pittori poi, nella storia dell'arte dei secoli più recenti, le hanno utilizzate per soggetti religiosi o profani nel virtuosistico sfondamento dei cieli barocchi, nel sublime arruffamento dei cieli romantici, per approdare dopo l'ultimo, drammatico, frastagliato cielo nero attraversato da uccelli del malaugurio {Campo di grano con corvi del 1890 di Van Gogh), ai leggerissimi cieli surreali di Magritte. Immagini tutt'altro che mimetico-paesaggistiche, quindi, da affrontare con le pinze allorch&eacuta al debutto tragico di questo terzo Millennio, l'indifferente cinismo della scienza e della tecnologia ha continuato a diffondere nell'aria un altro tipo di nuvole mortifere: da quelle dell'atomica di Hiroshima, alle tossiche di Chernobil e Seveso, ai fumi delle pseudo-bombe intelligenti o "taglia margherite", in un crescendo infernale che, con il crollo delle due Torri Gemelle del World Trade Center, ha accelerato - con le nebulose polveri impastate all'acre odore delle innocenti vittime - lo stesso corso della storia. E Lia Garofalo, ha posto dialetticamente a confronto, in questo unitario ciclo di Cieli Nuvole Fumi, le forme naturali di cieli e nubi legate all'alternante corso delle stagioni, a quelle artificiali generate da una devastante furia distruttiva. Già le sostenute dimensioni delle tavole e tele (ovali, tonde, rettangolari) evocano da sole la classicità di un tema tanto caro agli artisti di tutti i tempi e luoghi (si pensi alla pittura cinese); ma una sterile riproposizione del d&eacutaja vu nulla avrebbe aggiunto a quanto già assimilato e metabolizzato dal gusto corrente, vigile e scaltro nella scelta dei parametri estetici innovativi, anche se non duraturi od effimeri (si pensi all'Avanguardia o alla Moda). Troppo poco si riflette sulla natura intrinseca di ogni arte: eh'è lingua viva o morta a seconda della capacità poetica dell'artista di trascendere, sublimare il dato "somatico" della realtà fenomenica, per disvelare l'occulto ed il nascosto, per far almeno intuire il nocciolo duro del mistero esistenziale, per avvicinare proprio quegli sconfinati cieli siderali i quali, senza la determinante mediazione delle "umanissime" nubi, diventano sempre più enigmatici, freddi ed estranei. La pittura moderna e contemporanea di conseguenza (come è dato di avvertire nei lavori di Lia Garofalo) non poteva non essere mentale (fino agli esiti estremi dell'Arte Concettuale) e psichica (Surrealismo, innanzitutto). Da qui deriva, forse, quel senso di familiarità con le 12 opere di Cieli Nuvole e l'ideale trittico di Fumi (ispirato alla tragedia newyorkese dell'11 settembre 2001) le cui masse plastiche, dense nelle stratificazioni pigmentali e nel contempo lievi e leggere nel loro dinamismo virtuale, ci inoltrano in un universo immaginifico attraversato da gialli, blu, neri, grigi, rossi, rosa, viola, marroni felicemente combinati e che poco o nulla hanno da spartire con la realtà quotidianamente "intravista". La contiguità con la natura, di questi non-cieli, va ricercata piuttosto nelle inquietudini, nei sobbalzi e nelle lacerazioni dello spirito, in quegli aggrovigliati recessi àeWes dove stabilmente risiedono ancestrali paure e timidamente affiorano rassicuranti Idola. Noncieli (è la nostra speculare lettura dei titoli dati alle opere, CN, e cioè Cieli Nuvole) in cui trionfa la sensuale epidermide del colore, ribollente più che mai negli ansimanti trapassi timbrici di CNt?, CNt3, CNt4, CNt6, CNtg e CNo: qui il trionfo della forma, con forti innesti neo-astratti e neo-informali, è esaltato da un lucore radente e soffuso, rimbalzante da una massa all'altra, quasi che dai felici incastri di brani pittorici centripeti e centrifughi sia difficile trovare il rassicurante equilibrio di una traforante luce solare. Una diversa, ma coerente struttura compositiva del ciclo principale, è ravvisabile negli altri tondi su tavola CNt7, CNt^ dove l'irrequieto scorrere-correre lineare, orizzontale, di sfiocchettate masse, è sorretto da un sottostante piano-sfondo bidimensionalizzato che nella slargante apertura circolare di CNtl fa prevalere il tono sul timbro. Di più ampio respiro creativo sono i due dipinti di Cieli Nuvole titolati CNr! e CNr2. In essi la maggiore duttilità del supporto (tela), la porosità della superficie ed una meno costrittiva forma-dimensione, consentono a quella stessa materia cromatica addensata nell'ovale e negli altri tondi, un maggior assorbimento della luce esterna incidente (naturale o artificiale), talch&eacuta la docile continuità di un flusso massivo più diluito, etereo e trasparente, rende maggiormente conto di un divenire fenomenico in stretta assonanza con quello del fiume eracliteo. Tutt'altro coinvolgimento emotivo - e non poteva essere altrimenti - è percepibile nel notevole trittico 11.09.2001 2Tl23 N. Y. del subciclo Fumi realizzato dall'artista abruzzese in corso d'opera, nelle immediate vicinanze temporali in cui è maturata la tragedia dell'11 settembre. Come passare, senza tradire l'humus poetico di Cieli Nuvole, da una dimensione metafisica, a tratti trasognata, di scorci atmosferici sorpresi nel loro incessante farsi e disfarsi, ad una cruda realtà ir. cui morte, grida, sangue, distruzione, polvere, fuoco, calore, sonc stati simbolicamente fusi in quei lievitanti funghi del terrore, in quei Fumi offuscanti l'incredula, stupefatta testimonianza di nitidi azzurri ancora una volta imbrattati dalla demenza umana? La non facile risposta, ad un inconscio devastato dal profluvio di immagini del World Trade Center trasmesse dai mass-media, è stata data da Lia Garofalo nel modo più appropriato mediante la subitanea metamorfosi dei Cieli Nuvole in Fumi, con una inversione dei processi fisici presiedenti la formazione delle due entità metaforiche: in prevalenza centripeti ed aggreganti per Cieli Nuvole, esclusivamente centrifughi e disaggreganti per Fumi. La devastante energia distruttiva delle singole tre tele di 11. 09. 2001 2T123 N. Y. preme così dall'interno all'esterno, lievita, rigonfia, esplode e si espande in ogni dove con un andamento cromatico rispecchiante, in ognuno dei tre autonomi dipinti, la successione dell'inenarrabile evento. In 11. 9. 2001 2T! N. Y. è il bagliore dei rossi con venature di giallo fuoriusciti dal tremendo impatto dell'aereo con la prima torre, ad invadere i residui spezzoni di azzurri del cielo con una dirompente energia plastica di particolare pregnanza; in 11.9.2001 2T? N. Y. è il grigio della polvere generata dal crollo dei due grattacieli a prevalere su gialli, bianchi e neri aggredenti ora l'immobile, congelata fissità degli azzurri in procinto di scomparire; in 11.9.2001 2T, N. Y., infine, una contenuta fiammata centrale rischiara i grigi e neri debordanti da ogni parte. Le tre tele affiancabili, sviluppano una superficie complessiva di 1 x 4,5 m., assurgendo in tal modo ad una simbolica monumentalità memoriale affidata alla tacita testimonianza di forme "innaturali" dimentiche di qualsivoglia riferimento aneddotico, all'un tempo classiche nel loro impaginato pittorico, quanto moderne nelle agili soluzioni formali. Della mitologizzata Manhattan, ferita a morte nel cuore delle sue due vanesie "Torri di Babele"(un veggente, profetico Rafael Alberti ha pubblicato nel 1982 una poesia ad esse dedicata: "Qui non scende il vento, / resta qui tra le toni, / nelle lunghe altezze, / che un giorno cadranno, / abbattute, schiacciate dalla loro / stessa vanità. / Sprofonda, città dalle spalle terribili, / crolla su se stessa. [...]")┬╗ Lia Garofalo ha ignorato volutamente ogni riferimento reportagistico urbano, e, quei tragici Fumi levatisi 1*11 settembre contro i Cieli come una maledizione, sono in gran parte redenti dalla silente presenza di aletheia, l'heideggeriana Verità che viene fuori nell'opera dalla strenua lotta condotta da ogni artista tra nascondimento e disoccultamento della Bellezza, la Bellezza-Verità, la sorprendente Verità di ogni Bellezza resa manifesta. L'Aquila, novembre 2001

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