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Sotto i Cieli di Lia Garofalo: tra dinamiche cosmiche e suggestioni interiori
di Maria Cristina Ricciardi

Al tema dell'acqua, quale elemento dinamico e mai uguale, all'energia dei suoi vortici e dei suoi incessanti flutti, cui fanno eco tumulti di una vita interiore che muove verso il cambiamento, la pittrice Lia Garofalo dedicava un interessante ciclo di lavori, denominati Fluttuazioni, esposti in mostra a L'Aquila nel settembre del 2000. Nella presentazione in catalogo, il critico Leo Strozzieri, parlando degli effetti cromatici e luministici, quasi con profetica visione, così affermava ad un certo punto del suo saggio introduttivo: "...i cavalloni marini diventano nubi minacciose in movimento, latrici di un'atmosfera di tempesta e di passioni". Ed ecco che in Cieli Nuvole Fumo il passo è già compiuto: quasi per un'alchemica soluzione, la massa liquida della marina si è trasmutata in sostanza aeriforme e gassosa, le tempestose onde sono divenute le nubi protagoniste dei suggestivi tondi presentati in questa rassegna. Verrebbe da dire dalla terra all'acqua, dall'acqua al cielo, guardando a ritroso la produzione dell'artista aquilana. Esiste, difatti, una sottile coerenza interna che lega tutta l'opera della Garofalo, così tanto attratta dalla forza primordiale della natura da rendere superflua nei propri lavori la presenza umana. E' una coesione logica che si dispiega per cicli pittorici, usando la reiterazione del tema, nel senso di un impressionismo psicologico in grado di ampliare tutta la gamma delle possibilità cui l'artista sente di dover dare voce. La pittura, dunque, come tributo all'energia vitale del creato, dalle Metafisiche maree, alle Fluttuazioni, ai Cieli Nuvole dell'ultima produzione, come un percorso che dall'osservazione dal vivo di fenomeni naturali conduca a quella, altrettanto urgente e primaria di un inner space non meno forte e palpitante. La fusione tra il dato visivo e quello interiore viene tradotta nei suoi lavori, in termini di luci e di ombre, attraverso la leggerezza e la trasparenza opalina degli azzurri e dei giallini, o la cupa tumultuosità dei viola e dei porpora, in una forma, quella circolare, che ne amplifica ogni potenzialità, riproponendosi nel contempo come figurazione stessa del vortice e come metafora dell'occhio umano, e dunque - parafrasando Leonardo - finestra dell'anima. L'unità cosmica, come principio d'armonia, assume non a caso, nella pittura di Lia Garofalo lo spazio di una dimensionalità circolare, a richiamo della ciclicità della vita, di un moto perenne e continuo, in corrispondenza del fatto che tutto ciò che la natura produce tende inevitabilmente a seguire gli andamenti morfologici della linea curva. Gli azzurri che via via si caricano di scarlatto e generano le emozionanti tonalità dei rosa, e dei violetti, fino ai rossi più infuocati cui l'artista ricorre per i suoi cieli più intensi, non vengono soltanto da una suggestione esterna, essi sono fuori e dentro ogni essere umano: sono i colori delle albe, dei tramonti, dei cieli cupi e carichi di pioggia, o dei bagliori improvvisi, degli sprazzi di luce la cui trasparenza filtra tra le nuvole. Ma sono anche i colori che vibrano all'interno di noi stessi, casse di risonanza di tali fantastiche visioni, nello scambio continuo ed incessante tra un "esterno" ed un "interno" che appartengono al medesimo universo. Se l'azzurro è per Goethe, il colore della lontananza, dell'orizzonte, dei desideri ineffabili e il giallo quello della vicinanza, dell'energia, della vivacità attiva, del rosso egli così si esprime: "Il rosso è il colore in cui la lontananza e la vicinanza splendono nella potenza massima. La vita vi si celebra, ora nell'apoteosi dell'alba, ora in quella del tramonto: le fasi del giorno in cui si socchiudono gli occhi, per riaprirsi nella sorpresa perenne, dalla quale viene la poesia, ossia l'arte". Ciò che colpisce di questi cieli così palpitanti di luce e di colore è il senso dinamico di movimento-espansione di masse aeriformi che nel loro fluire si incontrano, si sovrappongono, si allontanano, sfilacciandosi e generando nuove forme in un continuum che l'artista blocca, come per incanto, all'interno di un divenire. Ecco, dunque che attraverso una lunga tradizione pittorica che affronta il tema del cielo e delle nuvole, da sempre caro alle esperienze paesaggistiche occidentali, basti pensare alle osservazioni attente di Constable o alle tumultuose dissoluzioni luministiche operate da Turner, ma anche grazie alle sperimentazioni cromo-cinetiche, quali quelle condotte da Rohtko, che traduce il colore in forza in espansione, si perviene nella pittura di Lia Garofalo ad un singolare bilanciamento tra il dato formale, rimesso pur sempre ad un consapevole equilibrio compositivo, e quello di un divenire tutto affidato alla resa della luce, presupposto stesso del colore, in un gioco di imprevedibile propagazione che tende ad uscire dal limite del quadro per inglobare in s&eacuta tutta l'essenza illimitata dell'essere. Chieti, novembre 2001

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