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Una vita narrata col pennello e i colori
di padre Serafino Colangeli

Ero sul Passo della Mendola con un gruppo di collaboratori della Piccola Opera Charitas di L'Aquila per frequentare un corso estivo di psicologia organizzato dalla Università Cattolica nella splendida residenza estiva dell'imperatore d'Austria: ad esso Lia, appena ventenne, era stata ammessa col massimo dei voti, bench&eacuta attraversasse un periodo di crisi esistenziale, come accade spesso ai giovani meglio dotati e più sensibili nell'impatto con la dura realtà della vita. Una mattina non potè andare a lezione perch&eacuta non si sentiva bene, e io rimasi con lei trattenendoci all'ombra di una pineta in compagnia di un delizioso somarello sardo. Ad un certo punto si addormentò e al risveglio chiese l'agenda dove scrisse di getto una poesia in cui immaginava voli nei cieli e abissi marini, con un ritmo simile a quello dei salmi, tanto che un sacerdote salesiano che era con noi in albergo volle portarla con s&eacuta per musicarla. Quella poesia spontanea era emblematica ed esprimeva il desiderio di evadere da questa realtà quotidiana che le è stata sempre stretta, anche ora che ha un marito che l'ama, la segue, la protegge - e qualche volta ironizza affabilmente sui suoi voli - ora che ha un figlio meraviglioso e intelligente che col suo spessore e lo sviluppo precoce la richiama alla realtà della vita; e poi i fanciulli della sua scuola che lei tiene sempre desti col suo entusiasmo comunicativo e un gruppo di amici fedeli che ammirano la sua arte. Eppure, in questa realtà quotidiana che lei ama e vive come àncora di salvezza, ha bisogno di abbandonarsi alla sua fantasia che è come una finestra aperta sugli spazi indefinibili, quali il mare e il cielo. Infatti - lo dice lei - che prima la sua psiche (l'anima) ha avuto bisogno di evadere dal corporeo, tuffandosi nel mare, nel periodo dei paesaggi marini, ora è lo pneuma - lo spirito - che si slancia nel cielo e prende le forme cangianti delle nuvole che entusiasmavano Zanella: "Agili nubi com'è bello il vostro vario sembiante quando dinanzi al vento a somiglianza di fuggiasco aumenta ivi fuggendo per l'etereo chiostro. Qual di foco listata e qual d'argento, altre con zanne di marino mostro altre inumane centauro al portamento". Lia, per non perdersi nella distesa del mare e nell'immensità dei cieli, ha trovato un modo per imbrigliare le sue fantasie: il pennello e i colori. Lia è impenitente pellegrino dello spirito e possiede la sua bussola: dipingere, dipingere in tutto il tempo libero; dovunque lei vada o si fermi, porta con s&eacuta questa inalienabile dimensione di pellegrino, sempre alla ricerca. In tal modo invera alla lettera il bel verso di Orazio: Caelum, non animum mutant qui per mare currunt. Cambiano il cielo non l'animo quelli che corrono attraverso il mare. Tutti noi mortali, in diversa misura, siamo pellegrini dello spirito; e se col tramite dei suoi dipinti, o nell'incontro diretto, sapremo leggere la sensibilità e la delicatezza del suo cuore di fanciulla, troveremo in Lia Garofalo una straordinaria compagna di viaggio.

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